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giovedì 4 giugno 2020

STEP #20: Il corpo della Parola

«L’intelletto non potrebbe niente senza la favella, perché la parola è quasi il corpo dell’idea la più astratta […] è cosa materiale, e l’idea legata e immedesimata nella parola è quasi materializzata» [Zibaldone, 1657] 

Queste parole sono tratte dallo Zibaldone, diario personale di Leopardi dove raccoglie tutti i suoi pensieri, appunti, riflessioni.

Penso possano essere una via per conoscere e capire parte del pensiero linguistico e della filosofia di Leopardi. La realtà per Leopardi è conoscibile solo attraverso la parola e l'uso che si fa di essa. L'origine dell'uomo ha atto nel momento in cui l'uomo dà un nome a se stesso e a ciò che lo circonda: tutto, al principio, era quindi riconducibile alla poesia.

Secondo Leopardi, la società come la conosciamo oggi non esisterebbe se non si fosse sviluppata la capacità di parlare. Le idee hanno bisogno delle parole per entrare in contatto con il mondo esterno: «Nelle parole si chiudono e quasi si legano le idee, come negli anelli le gemme, anzi s’incarnano come l’anima nel corpo, facendo seco loro come una persona» [Zibaldone, 2581]

Senza la parola non sarebbe possibile alcuna forma di comunicazione tra gli esseri umani. Così come l'uomo non esisterebbe senza il corpo, la società non esisterebbe senza l'idea.

L'importanza della parola è un  tema molto sentito da Leopardi all'interno dello Zibaldone e molto spesso sfocia in un argomento molto più ampio e complesso: la lingua. La lingua per Leopardi può essere paragonata ad un essere, un organismo che cresce, che si evolve nel tempo e nelle dimensioni.

Lingua e parola sono due aspetti intrinsechi della società e uno non esisterebbe senza l'altro. La similitudine tra la parola e il corpo è spesso presente all'interno del linguaggio leopardiano, possiamo dire infatti che la lingua è il corpo della società, e la parola rappresenta lo scheletro.

 

Da <https://www.donzelli.it/libro/9788868439477>

Da <http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/Leopardi/Gazzeri.html>


mercoledì 3 giugno 2020

STEP #16: Un'icona della cultura contemporanea



 

L'uomo Vitruviano di Leonardo è uno dei disegni più identificabili del Rinascimento, e forse uno dei disegni più importanti al mondo.

Leonardo è riuscito a combinare matematica, religione, filosofia, architettura e abilità artistiche del suo tempo.

Nel 1978, Manfredi Tafuri, attraverso queste parole ci aiuta a comprende il significato di questa opera: “in questo disegno si visualizza il microcosmo dell’uomo, tema caro alla tradizione platonica e neoplatonica, in rapporto all’ordine del cosmo e a quello creato ex novo dall’architettura”. L’uomo, a metà tra divino e terrestre, sarebbe un elemento di raccordo capace di unire i due mondi.

 

Trovandoci nel contesto storico del Rinascimento, molti artisti, filosofi e letterati riprendono e riformulano i problemi che si erano posti nell'epoca classica. Quello che fa Leonardo è dare una propria interpretazione al problema della quadratura del cerchio, il cui scopo è costruire un quadrato che abbia la stessa area di un dato cerchio, con uso esclusivo di riga e compasso. È forse questa sua innovativa interpretazione che ha reso il disegno così famoso, in quanto molti artisti nel tempo si erano dedicati allo studio nell'opera di Vitruvio, senza però mai arrivare ad una soluzione soddisfacente. 


Oltre l'aspetto puramente grafico e artistico, e quindi mettendo da parte tutto lo studio anatomico che Leonardo ha fatto per rappresentare l'uomo in quelle che lui riteneva essere le misure più proporzionate, molto interessante è il valore filosofico dell'opera. 

In quel periodo in Italia stava nascendo una nuova corrente filosofica, il Neoplatonismo, di cui Pico della Mirandola era uno degli esponenti. Egli sosteneva che nella scala gerarchica dell'Universo creata da Dio, l'uomo non si deve pensare che possa ricoprire una posizione fissa. Anzi, l'uomo secondo Pico, poteva strisciare verso il basso della catena e comportarsi come gli animali, oppure verso l'alto, comportandosi come una divinità: la scelta spetta ad ognuno di noi. Nel disegno di Leonardo si nota come, cambiando posizione, l'uomo riesce a riempire le aree inconciliabili del cerchio e del quadrato. 

L'uomo può quindi riempire qualsiasi forma le piaccia e se pensiamo che il linguaggio geometrico sia alla base delle regole dell'universo, Leonardo ci vuole dire che possiamo esistere in tutti i suoi elementi. 




Da <https://www.finestresullarte.info/525n_uomo-vitruviano-leonardo-da-vinci-storia-e-significato.php>

Da <https://www.ted.com/talks/james_earle_da_vinci_s_vitruvian_man_of_math/transcript>

sabato 30 maggio 2020

STEP #10: Il corpo nel cinema espressionista

Metropolis è da molti considerato una pietra miliare del cinema espressionista tedesco: 149 minuti di espressione pura, con una musica incalzante, un corpo, inteso come agglomerato di persone,  in movimento che coinvolge.

 

Nel 1927, anno dell'uscita del film, lo spettatore si ritrova catapultato nel lontano 2026, in una città del futuro. Metropolis è una città divisa in due: la parte alta della città è vissuta dai cittadini benestanti, coloro che possono permettersi di vivere nell'agio e nello sfarzo; nella parte bassa, anzi per essere precisi, nel sottoterra, vive il corpo operaio. Il corpo operaio, inteso come massa, penso possa essere definito il primo personaggio con il quale si viene a contatto all'inizio del film. Centinaia, migliaia di uomini, a testa bassa, con gli stessi vestiti, che ogni giorno si muovono all'unisono con il solo obiettivo di non interrompere mai il lavoro delle macchine, anzi si può dire che gli operai possono essere considerati proprio come una parte fondamentale della macchina.

Metropolis è quindi una città dominata dall'oppressione e dallo sfruttamento, una città costruita sul concetto di opposizione, dualismo: uomo-macchina, libertà-omologazione, donna-robot.

 

Il giovane Freder, figlio dell’uomo più influente della città, è colpito dalla bellissima Maria che appartiene alla classe operaia, e la segue nel suo mondo. Qui si trova di fronte una realtà a lui ignota che lo porta a riflettere e a riconsiderare tutta la società della quale fa parte.

 

Uno dei temi più importanti del film è, a mio parere, lo sfruttamento del corpo. Gli operai sono costretti a 10 ore forzate di lavori fisici pesanti. La fine del turno sembra non arrivare mai e questa vita porta gli operai allo stregua e allo sfinimento: si assiste all'alienazione della persona davanti le macchine. È una riflessione sulla condizione disumana del lavoratore, sulla meccanizzazione della sua vita, sulla sua riduzione a “cosa” in una società dominata dall’industrialismo (ricordiamo che da poco era stato introdotto in America il concetto di catena di montaggio da Ford).

Dal punto di vista politico, invece, l'alienazione della classe operaia viene spinta alle estreme conseguenze grazie al piano di Fredersen che vuole sostituire gli operai con i robot progettati e costruiti da Rotwang. A tal proposito gioca un ruolo fondamentale la versione robotica di Maria, la ragazza di cui è innamorato il giovane figlio di Fredersen.

 

Ma soffermiamoci un attimo sul ruolo dell'attore. Metropolis è un film muto, e se oggi siamo abituati a dialoghi, rumori, suoni… tutto quello che avviene nella realtà gli attori lo devono riprodurre con il solo corpo. La realtà stessa è creata attraverso gli occhi del personaggio, i suoi movimenti, le sue espressioni. L'attore espressionista osserva la realtà per poi riprodurre la propria impressione di essa.

La fatica dovuta all'insostenibile ambiente di lavoro, la rabbia nei confronti di chi è al comando, la tristezza e al contempo la paura per le condizioni dei propri figli… lo spettatore può comprendere e addirittura immedesimarsi in queste situazioni solo attraverso lo scorrere dei fotogrammi:  




                                     



Questo film, che noi oggi possiamo dire essere avanguardistico dell'epoca moderna, vuole trasmettere l'idea che le macchine, le industrie possono uccidere l'animo umano, e esserne schiavi porterebbe alla fine della società.

Tuttavia, il senso ultimo del romanzo risiede in quello che afferma la scrittrice sul suo stesso testo:

Questo libro non è sull'oggi o sul futuro.

Non racconta un luogo.

Non serve una causa, un partito o una classe.

Ha una morale che cresce sul pilastro della comprensione: "Il mediatore tra il cervello e i muscoli deve essere il Cuore."




https://dropseaofulaula.blogspot.com/2018/07/metropolis-o-dellalienazione.html

https://www.mymovies.it/film/1927/metropolis/



 


martedì 26 maggio 2020

STEP #9: Quando il corpo diventa un pennello





Nel corso della storia la figura del corpo uomo è sempre stata centrale per le arti figurative. Ogni società, in ogni epoca, ha elaborato dei canoni per rappresentare tra loro le varie parti del corpo. Tuttavia questi sistemi di rappresentazione rispecchiano le caratteristiche della cultura del tempo in cui sono stati sviluppati.

 

L'antropometria è un ramo della scienza che si occupa della misurazione del corpo umano nel suo insieme (statura, peso) e nei suoi segmenti (testa, tronco, arti). Tuttavia verso la metà del 900 questo termine viene accostato al lavoro di un artista che oggi è considerato il precursore della body art: Yves Klein. Attraverso questa serie di dipinti, l'artista francese rivoluzionò il concetto di arte sotto vari punti di vista. Con lui il pennello si trasforma nel corpo di donne e modelle che, secondo suo direttive, si "intingevano" nel colore per poi stendersi su tela lasciando così un'impronta che l'artista definiva «traccia di vita».

Inoltre queste opere non venivano realizzate all'interno di uno studio, bensì di fronte un pubblico e con un sottofondo musicale (la monotone symphonhy di Klein consisteva in una nota suonata ripetutamente per venti minuti): si assisteva così alle prime performing arts.

 

A proposito di questo tipo di arte, ma in particolare al lavoro di Klein, vi sono numerose opinioni contrastanti. Molte persone hanno criticato il modo in cui Klein usava delle donne nude come strumenti di lavoro. Rotraut, artista e modella di Klein, spiega in un'intervista come molti spettatori non capissero il senso di quel tipo di arte, anzi lo considerassero puro show. D'altro canto, Rotraut sente che Klein stia cambiando l'uso accademico delle modelle come risposta alla loro frustrazione di non poter partecipare attivamente al mondo dell'arte. Inoltre, la modella afferma che il colore blu rappresentava una sorta di vestito, e la nudità era semplicemente parte di un'idea più grande. “There’s no strange ideas or anything. It’s very beautiful and natural... it’s so spiritual and you are in another place when there is a birth of a piece of art.”

 

Da <https://www.youtube.com/watch?v=IjAcXJeqvCw>

Da <https://it.wikipedia.org/wiki/Yves_Klein>

Da  <https://artslife.com/2017/02/09/le-antropometrie-di-yves-klein-donne-nude-come-pennello/>


STEP #24: CONCLUSIONI

Corpo è una parola che, anche se apparentemente  semplice, racchiude in se tantissimi significati . In scienza si parla di corpo celeste, d...